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3/29/2009 Rigeneration Che merda di blog, ridotto a una larva da un sacco di mesi! Colpa di Facebook (da cui mi sono tolto alla fine), forse, o colpa di altri pensieri, più probabilmente... fatto sta che l'ultimo intervento è datato settembre 2008. Dai prossimi giorni mi metterò al lavoro per restituire a questo schifo un po' di decoro. 9/30/2008 Lo specchio polverosoLa porta si aprì con uno scricchiolio lamentoso dopo un piccolo sforzo: avevo davanti il solaio, chiuso da un'eternità, della casa dei miei nonni. Ragnatele ovunque, indurite dagli anni e dall'assenza di chi potesse distruggerle, si sommavano alla polvere presente tanto sulle superfici quanto nell'aria per dare un'atmosfera grigia, lugubre che, non lo nascondo, un po' mi opprimeva e, in un certo senso, mi faceva sentire a disagio. Un filo di luce che entrava da una finestra coperta malamente da due infissi usurati dal tempo e dalle termiti mi permetteva di osservare l'ambiente circostante senza utilizzare una mia fonte luminosa: due sedie rotte, un tavolo bucherellato con due spazi vuoti al posto dei cassetti, qualche cesta contenente polvere, diversi vasetti di vetro resi opachi dal trascorrere delle stagioni, uno specchio. Qui cadde la mia attenzione: anche se oppresso nella sua bellezza dalla sua età, che doveva essere certamente notevole, manteneva un tocco di superba eleganza che ne faceva percepire ancora adesso il suo passato: di forma ovale, alto abbastanza da contenere la mia intera immagine anche a breve distanza, presentava attorno alla parte riflettente una cornice di legno verniciato in tinta aurea con diverse convoluzioni e motivi, ad un primo impatto, in stile ottocentesco. Dunque un bel pezzo di antiquariato, per di più senza apparenti danneggiamenti... soffiai via la spessa coltre di polvere sulla superficie vitrea e vidi, riflessa, ovviamente, la mia immagine e lo sfondo tetro in cui mi trovavo. "Di sicuro questo oggetto deve aver vissuto anni migliori. Sarebbe bello se..." pensai tra me e me, e nello stesso istante sollevai la mia mano verso la superficie in cerca di un contatto con il mio alter ego virtuale. Trovatolo, vidi il mio dito indice continuarsi con lo stesso dito dell'altro Massimiliano, quasi come... un ponte... e fu un istante, perchè immediatamente mi accorsi che la polvere dallo specchio era completamente svanita. Anzi, l'intero specchio splendeva e mostrava, fiero, un aspetto diverso, come se d'improvviso fosse stato restaurato in grande stile. Non capii subito, e l'istinto mi suggerì di staccare il dito prima di tutto e di analizzare bene la situazione per risolvere il mistero: mi girai e di colpo mi trovai in una stanza abbastanza ampia, ornata sulle finestre con qualche tenda rossa e sulle pareti con delle decorazioni regolari e dai colori chiarissimi. La luce entrava dalla finestra con una forza impressionante: doveva essere già mattino inoltrato e dall'esterno della finestra stessa provenivano i rumori e i suoni della gente per strada, del mercato, della vita quotidiana. Stranamente non sentii rumori di motori o clacson e ne fui sollevato in un primo istante, ma subito dopo inconsciamente mi domandai in quale mondo fossi finito, in quale epoca mi fossi trovato. Mi voltai di nuovo verso lo specchio, e mentre mi stavo girando i miei occhi incrociarono quelli di una donna anziana, seduta su una sedia e intenta a guardare nella mia direzione: erano occhi profondi, belli e azzurri, ultime vestigia di una bellezza perduta per sempre. Dallo sguardo, che per un secondo mi parve familiare, e dal sorriso in parte offuscato dalle rughe potei intuirne le emozioni: compiacimento, soddisfazione, gioia. Pensai che in un primo momento, per qualche ragione che non comprendevo, quello sguardo fosse diretto a me, ma subito dopo capii che l'oggetto della sua attenzione era dietro di me. Evidentemente non riusciva a vedermi, anzi, sembrava che il suo sguardo mi penetrasse senza interrompersi nel mio corpo. Ero etereo, un fantasma, un nulla che non poteva essere percepito. Mi girai e vidi, di fronte allo specchio in prossimità del quale mi trovavo che pochi istanti prima due donne, una molto giovane, alta e slanciata, un bel fisico e un bellissimo volto incorniciato da una corona di capelli castani meravigliosi. Aveva due guance colorite, un naso molto carino leggermente piegato all'insù, due labbra carnose e piene, esaltate da un leggero strato di rossetto e due occhi azzurri e profondi. Un vestito davvero affascinante, che avvolgeva un corpo così aggraziato, catturò la mia attenzione e, a quanto mi parve, non solo la mia: erano l'abito e la donna l'oggetto dell'attenzione della donna anziana seduta dietro me e della terza donna, sulla trentina, che affiancava la giovane e ne osservava, anch'ella compiaciuta, tutti i movimenti di prova che una femmina fa quando si specchia e ciò che vede riflesso le piace; anche lei era bella, ma di una bellezza diversa che iniziava il suo ancor lungo viaggio verso la decadenza, viaggio che la prima donna aveva terminato da ormai parecchie primavere. Mi spostai dalla mia posizione e, uscito lentamente dalla selva dei miei pensieri, sentii che stavano parlando e provai ad udire i loro discorsi: da questi intuii che la giovane si chiamava Anna e che stava provando il vestito nuovo che il padre le aveva acquistato dal sarto in occasione delle sue nozze con il fidanzato. La donna dietro di me era la nonna della giovane e si chiamava Giacinta, mentre la terza era la madre. Cercai di capire di più, e sentii la voce sgraziata della vecchierella dietro di me dire: "Sei proprio bella, Anna. Mi ricordi i giorni in cui aspettavo il giorno delle nozze con tuo nonno Giovanni... ero meno affascinante di te, ma tuo nonno mi amava per quello che ero e per quello che voleva costruire assieme a me. Quanti anni sono trascorsi, gli ultimi dei quali senza di lui... ma suvvia, il mio tempo l'ho vissuto e per fortuna di rimpianti me ne sono rimasti ben pochi. A te, Maria, come sembra la nostra Anna?". Senza aspettare la risposta, pensai a quando pochi minuti prima gli occhi della "nonna" mi erano parsi così familiari... anche una mia progenitrice, persa alle radici dell'albero genealogico, aveva il nome Giacinta e, per puro caso, aveva una decina di figli tra cui una, la terza nata, che si chiamava Maria. Con la memoria provai a ricordare se questa avesse avuto dei figli, ma non ricordai. Pensai che forse stavo forzando troppo la realtà, che era tutto un sogno, e subito dopo sentii una voce femminile, più dolce e materna, la voce di Maria: "Sì, madre. Tua nipote è proprio bella oggi, e con questo vestito comperato da suo padre lo sembra ancora di più.". La risposta di Giacinta non si fece attendere: "Te lo avevo detto che il sarto del porticato è il migliore, e secondo me anche Francesco lo sapeva e ha deciso di spendere bene il suo danaro.". Francesco. Come il bisnonno di mio nonno. Oramai non avevo che qualche dubbio ancora quando mi accorsi che davanti a tutti, coperto dalla gonna lunga e abbondante di Anna, si trovava un bambino di qualche anno che giocava con lo specchio. Sentii Maria che lo sgridò bruscamente: "Quante volte ti ho detto, Giuseppe, di non toccare con le mani lo specchio! Lasci sopra tutte le ditate che tua madre fa fatica a pulire." e, dopo questa frase, il mio sguardo, mediato dalla lastra riflettente, si incrociò con quello del piccolo Giuseppe. Montagna. Non avevo più dubbi sul fatto che quel bambino fosse parte del mio passato: stranamente ora mi sembrava che si fosse accorto di me, della mia presenza, perchè il suo sguardo si era fermato, insistente, stabile e sembrava volermi dire tante cose, più di quante un bambino della sua età potesse anche pensare. Le due donne, colpite dall'improvvisa attenzione del bambino verso l'immagine dello specchio, si voltarono verso di me ma... non videro nulla, perchè subito dopo si voltarono verso Giuseppe guardandolo in modo strano. Avrei voluto dire loro tutto, che avevo capito, che erano parte della mia storia e che io, in qualche modo, lo ero della loro. Volevo raccontare loro della mia vita, della mia epoca, volevo sapere tutto su di loro, su quella che era la prua della nave della mia famiglia. Chissà quante cose avrei saputo, chissà quale mondo avrei scoperto... e in un battito di ciglia mi ritrovai di nuovo nel solaio polveroso. Sospirai e guardai un'ultima volta, dispiaciuto, in quella barriera polverosa: per un istante ancora mi parve di intravedere un bambino che mi salutava. Poi nulla. Uscii dal solaio e chiusi la porta dietro di me.
7/4/2008 Estate, id est La Bella StagioneRomba il tuono all'orizzonte.
E' sera, il sole non c'è,
estate, la bella stagione
attesa a lungo
come una donna meravigliosa
dallo sposo all'altare.
Aria tiepida, brezza leggera,
pace dei sensi
e della mente.
Silenzio. Ogni tanto si sente
il rumore di un'auto, poi il vento
e di nuovo la quiete.
Ancora un rombo soffocato,
smorzato dalla distanza,
strangolato e rantolante.
La tempesta si avvicina lentamente,
ma nell'anima è già
un fragore incessante,
un boato, uno scroscio:
ora è la pace ad esser lontana,
è la pace strangolata
da un nodo alla gola.
Un tuono, poi lo scroscio,
questa volta da fuori.
E' arrivata.
Quando tu stavi con me
era tutto bella stagione,
e ancor non trovo la ragione
per cui ho scoperto che
l'estate è anche tempesta.
Perchè, perchè?
Che senso ha tutto questo?
Solo in balia degli elementi,
in balia del mondo.
Silenzio picchiettante, stilettate
rapide e cadenti.
Un BOATO, e l'eco scomposto
che raggiunge i quattro venti
per recarsi ai confini del mondo.
Voli con te il mio dolore,
la mia stilettata al cuore!
Voli, libero finalmente,
e non torni mai più. Mai più!
Voli, via con te e via da me.
E lo vedo, lo sento volare
lontano, sempre più lontano
come un palloncino nel cielo azzurro.
Lontano, come il rumore
lacerante dei tuoni.
Di nuovo la pace, di nuovo la quiete,
la temporanea soppressione
della nostalgia, del dolore...
e il ritorno, nel cuore, dell'estate, la bella stagione.
Massi 7/2/2008 NotturnaUffa, ancora dolori al piede. Basta, che balle! Domani ho una missione: farmi fotografare con Gebrselassie. Le motivazioni per cui domani andrò all'Arena sono:
1) divertirmi con i miei amici e compagni di squadra;
2) scattare la foto con Gebrselassie;
3) fuggire da questa demoralizzazione che mi sta assalendo;
4) assistere alle gare in programma.
Ci sarà Oscar Pistorius: in bocca al lupo per il suo tentativo di minimo olimpico! Ciao a tutti. 6/29/2008 Oggi...Oggi mi sento particolarmente ok! Nota positiva della giornata: in un botto solo ho aggiunto 35 nuovi elementi alla mia raccolta di banconote in fase di crescita esponenziale... che figata, in Piazza Cordusio la domenica c'è un mondo! Perù, Brasile, Argentina, Cina, Germania, Libano... finalmente ho trovato tutti i pezzi mancanti di tante mie serie di banconote. Ho comperato anche qualche monetina però: ora con le monete siamo a quota 230 circa, con la carta a 95 precisi. Nota così così: ieri ho fatto una corsa e sono scoppiato dopo 20 minuti a ritmo del riscaldamento pre-infortunio. Prevedibile, del resto, dunque non mi preoccupo, ha ragione ste, basta con la demoralizzazione. Nota negativa: grazie al mio fancazzismo ho deciso di rimandare anatomia a settembre. Le cose o si fanno bene o se no nulla! ...questa Ila lo so potevo risparmiarmela dopo il fantastico esame di micro... e va bè, che male c'è a captare qualche conversazione? il Signore stesso disse: "Chiedete, e vi sarà dato", io ho chiesto una domandina, e la risposta subito mi è stata data... hehe :P Va be, ma con anatomia non si scherza, un bravo medico deve sapere che la coclea non risiede nella cavità poplitea, che l'intestino è ben di più che digiuno e ileo e il perchè la donna non può essere mai affetta da tumore alla prostata. Io ho intenzione di diventare un bravo medico, dunque c'è da studiare durante le vacanze. Purtroppo. Uffaaaaaaaaaaaaaaa. Cmq una media di queste tre note dà un risultato sopra la media, cioè mi sento quasi alla glande... ops, grande. :P Ciao a tutti! Massi |
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